Vitamina D e malattie respiratorie infettive

Vitamina D e malattie respiratorie infettive
22/07/2025
Woman breathing peacefully in a city

Dall'inizio della pandemia causata dal Covid 19, è emersa l'evidenza che livelli ematici inadeguati di vitamina D sono correlati a un aumento del rischio di sviluppare un'infezione da Covid 19, oltre che alla gravità dei sintomi osservati. Il rischio di sviluppare una forma più grave di Covid 19 è 8 volte maggiore nei pazienti con carenza di vitamina D rispetto a quelli con livelli adeguati.

La vitamina D è riconosciuta per svolgere due azioni principali: una funzione immunomodulatrice e un’azione antinfiammatoria.

Da un lato, contribuisce a rafforzare le difese immunitarie contro le infezioni virali stimolando l’attività delle cellule immunocompetenti, riducendo al tempo stesso la capacità dei virus di sopravvivere e replicarsi. Dall’altro, aiuta a contenere i processi infiammatori, favorendo un migliore controllo della cosiddetta ‘tempesta citochinica’, tipica delle fasi più gravi delle malattie respiratorie

L’apporto giornaliero di vitamina D raccomandato varia in base all’età e all’esposizione solare. Nei Paesi europei a clima temperato si consiglia in genere un’assunzione di 600 UI/die per gli adulti fino a 64 anni e di 800 UI/die dai 65 anni in su, quando il fabbisogno aumenta. Nei Paesi nordici, come la Norvegia, dove la luce solare è più limitata, le dosi consigliate arrivano a 800–1000 UI/die. La Società Americana di Endocrinologia suggerisce in alcuni casi quantità anche più elevate, fino a 1500–2000 UI/die negli adulti, soprattutto in condizioni di ridotta esposizione solare o aumentato fabbisogno.

Ci sono diverse fonti di vitamina D

  • La luce solare, attraverso l'azione dei raggi UVB sulla pelle, è la principale fonte di vitamina D nell'organismo.
  • Fonti vegetali: noci, semi, oli, germe di grano, funghi (shiitake).
  • Fonti animali: latte intero, tuorli d'uovo, burro, formaggio, pesce marino grasso (salmone, tonno, aringhe, sardine).

Tuttavia, l'apporto dietetico di vitamina D fornisce solo il 20% del fabbisogno normale: per raggiungere 200 UI, cioè la metà o un terzo di questo fabbisogno a seconda dell'individuo, bisognerebbe consumare ogni giorno 1 bicchiere di latte intero + 1 yogurt + 50 g di formaggio + 20 g di burro. Per questo motivo, è necessario potenziare l'assunzione attraverso un'integrazione adeguata.

Attività all'aria aperta!

L’attività fisica svolta all’aria aperta stimola la sintesi di vitamina D nella pelle grazie all’esposizione ai raggi solari. Quando però l'esposizione solare non è sufficiente, è fondamentale garantire un adeguato apporto attraverso l’alimentazione e con un’integrazione mirata. Ne possono beneficiare in particolare gli anziani, le persone in sovrappeso, chi soffre di disturbi cardio-respiratori, così come i soggetti più fragili, stanchi o sottoposti a stress. Tra le fonti alimentari più ricche di vitamina D spicca l’olio di fegato di merluzzo, tradizionalmente utilizzato proprio per il suo elevato contenuto di questa vitamina.