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Intervista alla specialista di Botanica: l’Artiglio del diavolo

l’Artiglio del diavolo

Fanny Perraudin, lei è la referente botanica all’interno dei Laboratoires Arkopharma. Ci potrebbe parlare dell’Artiglio del diavolo? Di che pianta si tratta? Dove cresce? Come arriva ai vostri laboratori?

Prima di tutto, quando si parla di Artiglio del diavolo, bisogna sapere che ci si riferisce generalmente a due specie definite dalla Farmacopea Europea: Harpagophytum procumbens DC. e Harpagophytum zeyheri Decne. Sebbene queste due specie siano molto simili dal punto di vista morfologico e chimico, il loro status botanico è ancora in fase di studio per determinare se si tratti di due specie differenti.

L'artiglio del diavolo è una pianta della famiglia delle Pedaliaceae (come il sesamo).

Essa si è particolarmente adattata agli ambienti secchi e la si ritrova esclusivamente nella parte meridionale del continente africano: Namibia, Botswana, Africa del Sud, Angola. Per resistere alla siccità essa sviluppa una radice sotterranea principale, tuberizzata, ma anche dei tubercoli (chiamati anche « tubercoli secondari » per differenziarli dalla radice principale). Questi organi servono allo stoccaggio dell’acqua e delle riserve nutritive. Durante la stagione delle piogge, la pianta ramifica delle radici striscianti a partire dalla sua radice principale. Con l’avanzare della stagione secca, questi rami fioriscono e producono dei frutti caratteristici. I rami inoltre sono muniti di uncini che si impigliano nel mantello degli animali di passaggio e ne assicurano così la loro diffusione: per questa ragione il nome comune dell’Harpagophytum è « artiglio del diavolo ». In seguito i rami si seccheranno, e nuovi germogli ripartiranno dalla radice principale durante la successiva stagione delle pioggie.

Attualmente non è stato possibile effettuare prove di coltivazione su larga scala per questa pianta, quindi l’approvvigionamento proviene dalle colture selvatiche. Essendo il tubercolo la parte d’interesse terapeutico, il processo di raccolta è essenziale per non indebolire le popolazioni naturali: è assolutamente vietato strappare le piante come si farebbe con le patate! La raccolta viene eseguita a mano, durante la stagione delle piogge (il terreno è più soffice), secondo un metodo ben preciso: si scava intorno alla radice principale alla ricerca dei tubercoli, che sono le sole parti prelevate. La pianta non è dissotterrata né spostata. Una volta che i tubercoli sono stati raccolti, la terra tutt’intorno è rimessa al suo posto e la pianta continua il suo ciclo. I tubercoli raccolti sono lavati, tagliati a fette (“rondelle”) e messi a seccare al sole prima di essere spediti.

Poiché le fonti di artiglio del diavolo sono selvatiche e la richiesta è piuttosto elevata, questa pianta è sottoposta ad un monitoraggio da parte della CITES : ogni importazione deve essere dichiarata a questo organismo che può così seguire i quantitativi oggetto del commercio internazionale ed eventualmente limitare o addirittura vietare tale commercio se quest’ultimo dovesse mettere in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni naturali.