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Intervista alla specialista di Botanica: il Cardo mariano

Intervista alla specialista di Botanica: il Cardo mariano

Fanny Perraudin, lei è la referente botanica di Arkopharma, ci parli del Cardo mariano: di che pianta si tratta? Dove cresce? Come arriva ai vostri laboratori?

l Cardo mariano è una pianta annuale e biennale della famiglia delle Asteraceae (come il carciofo, il tarassaco, la camomilla...) originaria del bacino del mediterraneo e dell'Asia e naturalizzata nel continente americano. Il suo nome latino, Silybum marianum rieccheggia una leggenda ad essa associata: mentre la vergine Maria fuggiva da Erode, avrebbe nascosto il bambino Gesù sotto i cardi. Dandole il seno, alcune gocce di latte sarebbero cadute sulle foglie, attribuendo loro il caratteristico aspetto venato bianco.

Oltre alle sue proprietà medicinali, è anche una pianta mellifera e commestibile per l'uomo. Le sue foglie possono essere consumate cotte una volta liberate dalle loro temibili spine, così come gli steli (peduncoli floreali) e le radici. Tutta la pianta contiene silimarina (complesso di composti di interesse di tipo flavonolignani) ma è nei semi che essa è più concentrata.

In natura, questa grande pianta (alta fino a 1,50 m) si trova sui bordi di strade, scarpate e altri ambienti influenzati dalle attività umane perché si accontenta di poche risorse per svilupparsi. La sua coltura è quindi poco esigente in termini di fertilizzanti e di innaffiamento.

Il cardo mariano di solito si semina a marzo. La fioritura avviene tra fine maggio e inizio luglio (dello stesso anno per le varietà coltivate), i fiori viola sono raggruppati in capolini provvisti di grandi spine. In agosto, i frutti sono pronti per essere raccolti: si tratta di frutti secchi, che si riducono ad un involucro che protegge il seme ed un ciuffo di peli bianchi setosi (pappus) che sovrastano il tutto, la cui funzione è quella di aiutare la disseminazione dei semi dal vento. Durante la raccolta, i frutti vengono battuti per eliminare il pappus e quindi selezionati per eliminare i resti di altre parti della pianta (foglie, capolini, liquidi). Una volta effettuata questa fase, il raccolto è pronto per essere analizzato ed utilizzato.